sabato, 12 dicembre 2009

alcune recensioni


di libri letti e in lettura in questo periodo.

Iniziamo da uno finito.
Il testo di Roberto Mordacci sull'
Elogio dell'immoralista è un volume di pagine sprecate: il tema è anche interessante, ma il saggio, pur breve (sulle 200 pagine), langue e procede in maniera stanca, lenta, ripetitiva, incostante: insomma, le idee sono poche, sarebbe bastato un articolo di poco superiore alla decina di pagine dell'introduzione.

tom sawyer simpsonIn lettura attualmente, invece, tra gli altri, Aristotele e la giustizia poetica di Margaret Doody,
romanzo la cui narrazione procede troppo lentamente, perché continuamente interrotta, bloccata, dalle spiegazioni eccessivamente didascaliche dell'autrice sul mondo antico in cui è ambientata la storia. sarebbe stato il caso, credo, separare la narrazione dalla contestualizzazione storica tramite l'uso di note.
Una piacevolissima sorpresa è il Tom Sawyer di Mark Twain: spassosissimo, divertente, ironico, e si apprezza ancor di più se lo si legge ad alta voce in compagnia e, secondo me, se si è un fan dei Simpson, perché si proietta retrospettivamente tutto lo humor della famiglia gialla e cattiva su questo romanzo dell'Ottocento.


responso di heraclitus delle ore 12:46

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martedì, 08 dicembre 2009

i filosofi


di ogni sciocchezza sanno fare un problema difficile a piacere.

«Possiamo definire questo genere di individui come quelli che, attraverso l'introduzione di nozioni appropriate, sono in grado di dare ad ogni problema, per quanto semplice sia, qualsiasi grado di difficoltà possa essere richiesto»

(da Stanislaw I. Witkiewicz, Insaziabilità)


responso di heraclitus delle ore 10:54

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martedì, 01 dicembre 2009

studio coatto


«Il lavoro scolastico, micidiale per certi caratteri, coatto, quasi meccanico, che, lungi dal costituire uno stimolo ad approfondire l’apprendimento, è senz’altro disamorante nei confronti di ogni disciplina, venne ad interrompere quel periodo, forse il più bello nella vita di un adolescente, in cui i presentimenti dell’ignoto fanno tutt’uno con i sentimenti per le ragazze, creando un alone di inconsapevole, metafisica stravaganza attorno alla grigia esistenza quotidiana».

(Stanislaw I. Witkiewicz, Insaziabilità)


responso di heraclitus delle ore 19:47

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venerdì, 04 settembre 2009

acquisti


Giro in fumetteria per la consueta ricarica e scorta (finalmente sono riuscito a trovare la ristampa del primo numero di 20th Century Boys) e in libreria, dove mi sono imbattuto in due libri che disperavo trovare (e a metà prezzo) - il Corso di filosofia in sei ore e un quarto di quel Gombrowicz di cui quest'anno ho divorato i romanzi e La ditta dei ritratti del suo poliedrico amico Witkiewicz - e ho comprato L'adolescente di Dostoevskij per continuare l'immersione in questa nuova passione russa.


responso di heraclitus delle ore 12:29

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venerdì, 24 luglio 2009

una pinta di birra è quel che fa per te


una pinta d'inchiostro irlandeseConsigliato da un mio ormai ex studente comprai Una pinta d'inchiostro irlandese, di Flann O'Brien. Me ne andai nella mia camera - dove erano «la maggior parte delle cose che consideravo essenziali per l'esistenza» -, «mi diressi al tenero trespolo del mio letto, sul quale sistemai la mia schiena in un'indolente posizione orizzontale e mi ritirai nel regno della mia mente» leggendo questo (anti)romanzo dentro un (anti)romanzo dentro un (anti)romanzo dentro (anti)un romanzo - all'interno di uno dei quali, tra l'altro, i personaggi si ribellano al proprio autore (un po' come sarà nell'Icaro involato di Queneau) organizzandosi per mettere fine alla sua capricciosa tirannide e trasformandolo a sua volta in un personaggio di un loro collettivo romanzo/processo - composto da estratti dal dattiloscritto e reminiscenze biografiche del protagonista, estratti da altre opere, estratti dal manoscritto del protagonista del dattiloscritto del protagonista, («Trellis vuole che tutti leggano questo libro salutare. Egli capisce che un opuscolo puramente moralistico non può colpire la massa dei lettori. Di conseguenza ha deciso di riempire il suo libro di porcherie. Ci saranno per lo meno sette tentativi di atti osceni subiti da ragazze giovanissime, e una quantità illimitata di parole turpi. Ci sarà inoltre del whisky e della birra in quantità.») interpolazioni orali dei personaggi, analisi retoriche del testo, incisi descrittivi ed esplicativi e interpretativi, ritagli di stampa, riassunti, continuazioni, riprese, note, memoriali, poesie epiche, meditazioni letterarie sul romanzo moderno («L'intero insieme della letteratura preesistente deve essere considerato come un limbo nel quale gli scrittori intelligenti possono trovare i personaggi richiesti. Il romanzo moderno dovrebbe essere in gran parte un repertorio di rimandi»), lettere di promesse di vittorie sicure alle corse dei cavalli.
Un libro davvero divertente ed entusiasmante come quando a teatro "qualcuno sfascia delle porcellane sulla scena" (Graham Greene) e per nulla superficiale, un po' alla Sterne del Tristram Shandy, che dimostra ulteriormente la tesi del «primato dell'America e dell'Irlanda nel campo della letteratura contemporanea» e della «povertà delle opere prodotte da scrittori di nazionalità inglese» (tesi tra l'altro sostenuta anche dalla mia collega di inglese durante gli esami di Stato, visto che moltissimi degli autori di letteratura inglese dell'ultimo anno sono nati in Irlanda).

«Può darsi che l'alcool danneggi la mente, riflettevo, ma può anche darsi che questo danno sia piacevole. Farne l'esperienza di persona mi sembrava l'unico modo soddisfacente di sciogliere i miei dubbi. Consapevole del fatto che questo era per me il primo, silenziosamente palpavo la base del bicchiere prima di portarmelo alle labbra. Con spirito leggero mi interrogavo internamente».


guy peellaert

Particolare di un'illustrazione di Guy Peellaert che è in copertina alla mia edizione del romanzo di O'Brien.

Quando tutto va male e non ne azzecchi una,
per quanto fai il meglio che puoi fare,
quando la vita è nera come la stessa notte,
UNA PINTA DI BIRRA È QUEL CHE FA PER TE.
Quando mancano i soldi e non li puoi trovare,
e il tuo cavallo ti ha lasciato al verde,
quando non ti rimane che un mucchio di cambiali,
UNA PINTA DI BIRRA È QUEL CHE FA PER TE.
Quando stai proprio male, o hai un dolore al cuore,
e il tuo volto è più pallido della cenere,
quando il dottore dice che devi cambiare aria,
UNA PINTA DI BIRRA È QUEL CHE FA PER TE.
Quando il cibo ti manca e la dispensa è vuota,
e la pancetta sfugge la tua padella,
quando la fame cresce man man che salti i pasti,
UNA PINTA DI BIRRA È QUEL CHE FA PER TE.


responso di heraclitus delle ore 08:51

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venerdì, 17 luglio 2009

stabat mater


stabat materNon è questo il Tiziano Scarpa che mi piace, quello di Occhi sulla graticola e Corpo, ma il romanzo non è male in sé.
Mi è piaciuto soprattutto come storia di un'educazione autonoma e insubordinata, di una ricerca di una propria strada nella vita al di là dei maestri, per quanto grandi.

«Noi strumentiste siamo quasi tutte giovani, mettiamo il nostro giovane sangue dentro questa musica decrepita. Quando eseguiamo la musica di Don Giulio, mi sembra di indossare la pelle secca di una vecchia santa scorticata, la riempio con il mio corpo solido e fresco. La pelle della scorticata si gonfia, si dilata, si lacera. La musica si strappa quando la suoniamo noi. [...]
La sua musica ci costringe ad essere vecchie. Si impadronisce di noi e ci rallenta, ci arrugginisce»


responso di heraclitus delle ore 17:01

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martedì, 14 luglio 2009

memento


mementoE dopo Tarkovskij mi son visto Memento di Christopher Nolan.
Bellissimo.

Leonard Shelby, tentando di salvare la moglie da due malviventi, rimane gravemente ferito alla testa; tale trauma gli causa l'impossibilità di accumulare nuovi ricordi.

"Memento pone in assoluto primo piano il corpo del protagonista rendendolo romanzo di un'intera vita, foglio su cui lasciare impressi, sotto forma di tatuaggi, appunti e note senza i quali la possibilità di orientarsi assume i contorni sfumati di un inafferrabile ricordo. Avviene dunque una traslazione tra mente e fisico. Non è più il cervello a custodire una memoria resa ancora più fallibile dalla malattia di quanto non lo sia già per natura, bensì è la pelle a portarsi addosso, marchiati indelebilmente, i segni e i simboli della ricerca e del percorso che Leonard affronta all'interno del film. [...] Ma quei segni non gli possono dire tutta la verità, perché soggetti ad un'interpretazione falsata dall'assenza di una consequenzialità temporale. [...] Il loro senso si perde sotto pelle, attraversa muscoli e ossa lasciando visibili solo fantasmi e spettri sotto forma di parole"
(Salviano Miceli, Christopher Nolan).


responso di heraclitus delle ore 21:23

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lunedì, 06 luglio 2009

pi-pi-mao-mao


Rumore, capito. È tutta una questione di sound. Hertz e megahertz. Noi spacchiamo il cranio alla gente a forza di watt. Elettricità, capito. È una forza della natura. Noi elaboriamo una forza della natura. La corrente elettrica è dappertutto. Noi la incanaliamo in cavi, microfoni, amplificatori e così via. Solo natura e niente più. Certe volte la riduciamo a parole. E le parole nessuno le sente perché si perdono in mezzo al rumore, il che è naturale. Oggi le urla sono parte essenziale del nostro sound.

È per questo che siamo così bravi. Perché facciamo rumore. Più forte di chiunque altro, e meglio. Qualunque stronzo ricciolidoro è capace di cantare una ballatona melodica. Invece bisogna spaccargli il cranio, al pubblico. È l'unico modo per costringerli ad ascoltare.

Il vero artista fa muovere la gente. Il mio sound gli fa alzare il culo. In realtà, però, a me piacerebbe fare del male fisicamente al pubblico con il mio sound. Magari ammazzare qualcuno. La gente verrebbe ai concerti perfettamente consapevole di questo. Noi cominciamo a cantare e suonare e qualcuno nel pubblico sente dolore fisico o magari ha le convulsioni e qualcuno addirittura ci lascia la pelle per effetto delle nostre musiche e dei nostri testi. Pensate, la gente che crolla a terra dal dolore. E tutti verrebbero al concerto con la piena consapevolezza che può succedergli. Gente che muore di bellezza e potenza. L'arte è questo, tesoro. E sono io a crearla.

(Don DeLillo, Great Jones Street)


  E - su consiglio studentesco - Gong.



Vuoto biascicablabla
Bla bla canto bla bla
Fauci schiumeggianti
Zuppa di won ton

(Bucky Wunderlick, Pi-Pi-Mao-Mao)


responso di heraclitus delle ore 09:28

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sabato, 27 giugno 2009

fecondi e giovani


Si è fecondi soltanto a prezzo d'essere ricchi di contrasti; si resta giovani soltanto se si presuppone che l'anima non si distenda, non brami la pace.
(Friedrich Nietzsche, Crepuscolo degli idoli)


responso di heraclitus delle ore 12:57

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domenica, 21 giugno 2009

capelli


Come era stato per l'ultima volta, anche in questa occasione dedico al mio taglio di capelli un post specifico.

I miei capelli non mi vogliono più bene. Uno alla volta si buttano dal cornicione del settimo piano; si schiantano a terra spaventando i passanti. Travolgono capannelli di acari dermatofagi, fanno strage di batteri pavimentopodi. Capelli, perché mi abbandonate? Che cosa vi ho fatto di male? Non vi ho trattati secondo i vostri desideri? Non vi ho dato amore a sufficienza?

La mia barba sono i miei capelli a testa in giù: l'arco del ponte che incorniciava la fronte ha proiettato sull'acqua un riflesso capovolto, immerso nel mento, sotto la linea di galleggiamento delle labbra. Ai miei capelli deve essere successo come a Narciso: si sono innamorati del loro riflesso e si sono gettati tutti insieme nello stagno.

(Tiziano Scarpa, Corpo)


responso di heraclitus delle ore 08:48

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domenica, 03 maggio 2009

sul cinema


In questo periodo mi sono decisamente dato alla lettura di saggi sul cinema.
Dopo il bel volume di Brancato La città delle luci, ho letto una raccolta di articoli su Deleuze e il cinema francese, con analisi sull'interesse del filosofo per i film di Godard e, in generale, sulla filosoficità dell'arte cinematografica, che forse può essere riassunta in questa citazione tratta proprio da un film di Godard: «
La fotografia è l'arte della verità, il cinema quella della verità 24 volte al secondo».
Poi ho letto tre monografie su altrettanti registi che mi piacciono alquanto: una su Christopher Nolan, una su Quentin Tarantino e, infine, una su Lars von Trier e Dogma. Se le prime due sono molto interessanti, la terza, invece, è piuttosto noiosa e storico/biografica più che di analisi e approfondimento.
Non contento, ho da poco iniziato a leggere anche un saggio sul cinema nel mondo diventato favola, Lo specchio e il simulacro. Confesso che per ora è un po' noioso, ripetitivo e logorroico, dilungandosi molto per dire quattro cose anche piuttosto scontate. Ma staremo a vedere.

Ma proprio ora, quasi per consolarmi da queste due ultime mezze delusioni, un mio studente mi informa che è in rete il primo trailer doppiato in italiano di Antichrist, nuovo film di Lars von Trier che aspettavo da anni.

antichrist lars von trier


responso di heraclitus delle ore 12:50

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martedì, 24 marzo 2009

fine settimana di primavera


Passato al Fienile tra ancora/non più/quasi neve e degli spiritosi assaggi di Achille Campanile.


responso di heraclitus delle ore 05:42

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domenica, 15 marzo 2009

progetto hamlet's portraits: maratona


Sono tornato ora a casa dalla maratona teatrale di oltre dodici ore sull'Amleto di Shakespeare, progetto che vede alla regia l'ormai per me mitico Antonio Latella.
Ora vado a dormire, più tardi edito il post e racconto qualcosa di più su questo evento mistico.

Edito.
antonio latella non essereNon essere. Progetto Hamlet's portraits è il titolo dell'opera messa in scena da Latella: non una semplice rappresentazione del testo shakespeariano, cioè, ma la realizzazione di quadri - di ritratti, appunto - sui personaggi della tragedia, nei quali ognuno recita le proprie battute e non solo, visto che oltre ad una messa in scena sempre particolare, il testo è tessuto e cucito con "altro", rizomaticamente e reticolarmente espanso attraverso l'inclusione di altri testi (Omero, Dante Dostoevskij...) e altri contesti (musica, canto, danza, giochi di ombre e luci...).
Una messa in scena, quindi, particolarmente ricca, complessa, spettacolare.

antonio latella non essere

antonio latella non essere


responso di heraclitus delle ore 21:19

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giovedì, 12 marzo 2009

superwoobinda


aldo nove superwoobindaLa scrittura di Aldo Nove in Superwoobinda è decisamente elettrica, fluida, frammentaria, orale.
Il modo migliore per rendere l'idea, forse, è quello di produrre un testo che funzioni, visto che è ciò cui questo stile assomiglia di più,
come uno zapping continuo nelll'eterogeneo flusso televisivo, mettendo insieme brani di questa raccolta casuali e incompleti, come fossero, appunto, il risultato di un incessante e caotico cambiare canale.

Ho ammazzato i miei genitori perché usavano un bagnoschiuma assurdo, Pure & Vegetal. Mi fa ridere, che nelle pubblicità rovescino sugli assorbenti e sui pannolini liquidi sempre blu! Io, da bambino credevo di pisciare molto sbagliato, perché pisciavo giallo. Mi chiamo Rosalba, ho ventisette anni e sono un attimino bella. Ciò dipende dal fatto che sono Bilancia ascendente Bilancia, cioè curo molto l'estetica. Ho letto la pubblicità di un mago che è esorcista si occupa di questi casi siamo andati da lui ha voluto subito 250 000 lire perché non era un mago qualunque ma un esorcista con la pubblicità sul giornale la fotografia davanti alla sfera di cristallo. È bello comperare dei libri. Una casa senza libri è molto triste. Io ne ho 75. Tutte enciclopedie, perché gli altri fanno disordine. L'edicolante mi tiene i fascicoli delle enciclopedie dei colori che gli dico. Il mestiere che io faccio è il sosia di quell'uomo che si vede tutto ricoperto di gomma nel film di un regista che si chiama Tarantino intitolato Pulp Fiction. È un personaggio facile da imitare in quanto non dice nulla, dura pochi secondi e non parla proprio per niente, tranne un grido soffocato quando il pugile gli dà un calcio alla fine. Tutti i telegiornali dicono che adesso c'è la guerra. Ho caricato mia moglie sull'automobile, i miei figli, il cane e siamo andati all'Esselunga. Papà, hanno detto a Canale 5 che forse vincono i comunisti, e il signor Ghebelino del terzo piano dice che allora comandano i negri che ci sono fuori dal metrò, e forse anche i parrucchieri culi. Poi Emilio Fede ha detto a un programma che devi controllare se è arrivata la scheda elettorale. Avevo paura! Anch'io avevo sentito al TG4 che forse vinceva i comunisti, tornava in giro la Gestapo dappertutto e robe del genere. Io lo so, cos'è il comunismo. Ho fatto l'enciclopedia in video cassette. Prima cosa, essi cancellano le televisioni, fanno solo i film sulla Russia, e tutti diventano uguali, vestiti alla cazzo. Un mondo bello come le Spice che ballano.


responso di heraclitus delle ore 21:40

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sabato, 28 febbraio 2009

amaro come la spuma delle onde


«Le onde lottano senza tregua alla superficie del mare, mentre gli strati inferiori mantengono una pace profonda. Le onde si urtano tra loro, si contrariano, cercano il loro equilibrio. Una spuma bianca, leggera e gaia ne segue i contorni cangianti. A volte l’onda che fugge abbandona un po’ di questa spuma sulla sabbia della spiaggia. Il fanciullo che gioca là vicino va a raccoglierne un pugno, e si stupisce, l’istante dopo, di non avere nel cavo della mano altro che qualche goccia d’acqua, ma d’un acqua molto più salata, molto più amara ancora di quell’onda che la portò. Il riso nasce come questa spuma. Segnala, all’esterno della vita sociale, le rivolte superficiali. Designa istantaneamente la forma mobile di questi scrolli. È, anch’esso, una spuma a base di sale. Come la spuma sfavilla. È la gaiezza. Il filosofo che ne raccoglie per gustarne vi troverà d’altronde qualche volta, per una piccola quantità di materia, una certa dose di amarezza»

Con queste parole termina il saggio di Henri Bergson sul significato del comico, Il riso. Secondo il filosofo francese
sono necessarie apertura al progresso, un’attenzione costantemente sveglia e una certa elasticità del corpo e dello spirito per non lasciarsi andare al facile automatismo delle abitudini contratte, e la risposta, il castigo, ad ogni tipo di rigidità è il riso, una pressione del gruppo sull’individuo che ha la forma di un imperativo morale a rendere e mantenere flessibile uno slancio vitale teso ed elastico.

Il riso è, dunque, un’umiliante correzione insensibile e indifferente, a volte ingiusto e cattivo, che non sempre colpisce giusto e non può essere contrassegnato da simpatia e bontà.

Riso amaro, dunque.

 


responso di heraclitus delle ore 13:40

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