Concludiamo - se non erro - con gli acquisti al Lucca comics & games con dei gashapon di One Piece e uno nuovo di Shikamaru che affianca il precedente, il mio preferito della cospicua serie di Naruto.
Ma è soprattutto da segnalare l'acquisto di un meraviglioso keropla, modello in plastica (pla) della serie di Keroro (kero) componibile e trasformabile. Già ne avevo due di questa serie (un Keroro e un Keroro su robot trasformabile in tre diversi modelli), ma questo è composto da cinque singoli modelli (uno per ognuno dei ranocchi alieni della serie) già di per se stessi montabili in maniere multiple ma in più assemblabili e componibili tra di loro per dar vita ad un unico robot gigante.
Questo si che è un progetto a lungo termine.
Al Lucca comics & games si è festeggiato il 20° anniversario delle CLAMP con due mostre dedicate a questo gruppo di artiste.
C'erano anche esposti tutti i gashapon della serie CLAMP in 3-d land ed alcuni, acquistati negli stand della fiera, sono finiti con l'aggiungersi alla mia collezione.
Gli acquisti di quest'anno alla fiera del fumetto di Roma sono stati: alcuni vecchi numeri degli X-Mene una vecchia miniserie di Havok e Wolverine; un paio di gashapon di Naruto, giusto Shikamaru e il suo maestro Asuma; alcuni pezzi degli scacchi riproducenti i personaggi delle CLAMP (Kamui di X, Shaoran di Tsubasa Reservoir Chronicle e i due Mokona); il revoltech - dopo quelli dei Getter Robot e degli Eva di Evangelion - di Chun Lee, il mio personaggio preferito del videogioco di Street Fighter.
Oltre a Snikt!, ho appena comprato e letto anche Wolverine Netsuke.
Il netsuke è una forma di scultura in miniatura che si è sviluppata in Giappone per oltre tre secoli. All'interno di questi artefatti le donne mettevano dei piccoli oggetti personali, mentre gli uomini li usavano per assicurare le corde di seta dei loro obi che reggevano borsellini contenenti soldi o tabacco. I netsuke, di solito fatti di legno o avorio, venivano decorati e scolpiti a mano, diventando così dei preziosi oggetti d'arte.
Un avventura giapponese di Wolverine scritta e dipinta da George Pratt.
Vista l'uscita nelle sale cinematografiche di X-Men le origini: Wolverine, la Marvel ha pensato bene di ripubblicare alcune graphic novel che vedono il mutante dagli artigli di adamantio e dall'incredibile fattore rigenerante come protagonista.
Una di queste è Wolverine Snikt!, realizzata dal mangaka Tsutomu Nihei - autore del fantascientifico Blame! -, in cui Logan è trasportato in un futuro da incubo dove dovrà affrontare terribili cyborg-zombi.
Sono state annunciate ieri le materie dei prossimi esami di Stato, quelle della seconda prova scritte e quelle affidate ai commissari esterni: per il liceo scientifico storia e filosofia sarà interna, perciò a giugno mi (ri)farò per la prima volta gli esami... che emozione...
Sono riuscito a tornare ad andare a cavallo e le ultime due lezioni sono andate piuttosto bene, sono riuscito a fare qualcosa di buono e soprattutto a divertirmi molto.
Provando due nuovi ristoranti giapponesi, due locali molto belli, ho finalmente scoperto quanto sono buoni i dolci tradizionali a base di azuki - i fagioli rossi (e pensare che i fagioli sono uno dei pochi cibi che proprio non riesco a mangiare) -, come lo yokan.
Anche quest'anno al Lucca Comics & Games.
Gente ce ne era davvero tanta, da stancarsi e farsi male a girare per gli stand, ma la fiera di Lucca rimane stupenda, anche per questo.
Tanti gli acquisti, anche se pochi di fumetti e manga (non c'erano, per quanto mi riguarda, grandi offerte e occasioni): un'action figure di Keroro in versione pilota di Gundam; un orologio da tasca dei Cavalieri dello Zodiaco con Shaka di Virgo; l'action figure dell'Eva 0-1 di Evangelion (già avevo quella dello 02) della serie revoltech (quella di cui avevo già acquistato i tre Getter robot); solo un volumetto di RG Vedadelle CLAMP; un set di gashapon di Naruto (che finirà in vetrinetta) e uno di Batman; sempre di Naruto, una pins di Shikamaru, due "ciondolini" uno ancora con lui e uno con Sakura, un'agenda con combinazione di sicurezza col maestro Kakashi, un orologio da tavolo sempre con lui, una borsa.
Grazie ai consigli di Dreca, mi sono finalmente immerso nel magico mondo di Murakami Haruki, un autore che volevo leggere da molto tempo e il cui primo romanzo, per me, è stato Kafka sulla spiaggia. E mi è piaciuto moltissimo.
Mi piacciono le storie parallele, aumentano molto la curiosità di continuare con la lettura. Mi piace il sincretismo tra cultura occidentale ed orientale, tanto ben rappresentato anche dalla splendida biblioteca. Mi piace l'andare al di là del realismo. Più si prosegue con la lettura e più si fa decisamente intrigante: come se non bastasse la doppia trama ad alimentare la curiosità (come si andranno a intersecare le due storie?), ci sono moltissimi elementi di tensione in entrambe le vicende (la profezia, il sangue sulla maglietta, la casa nella foresta, il rapitore di gatti) e più si prosegue, più questa tensione si fa scoppiettante, con incredibili colpi di scena. Davvero una lettura da cui è difficilissimo staccarsi, la curiosità subisce continui rilanci. E lo stile è assolutamente affascinante e che sembra quasi improvvisato, come se l'autore decidesse lì per lì cosa succede, come portare avanti la storia, come continuare a intrecciare i fili, rendendo del tutto impossibile immaginare come andrà avanti.
Evidentemente questo romanzo di Murakami è molto vago, lascia molti punti in sospeso, ma a me non ha dato fastidio questo non svelare tutto il mistero, ho molto apprezzato l'oniricità - e quindi, in un certo senso, anche l'assenza di un senso esplicitato e chiarito.
Ancora una recensione multipla (anche se stavolta solo doppia), in attesa di aver la voglia di recensire i bei libri (e ce ne sono, altroché) che pur ho letto in questo periodo.
Io, Julius Puech, chi sono al momento? Ebbene, io sono la testa pensante e il nervo della guerra dalla Fas [Frazione Armata Spinozista]. Io regno, grottesco e pericoloso, su dieci individui di sesso maschile, altrettanto incazzati e suicidi. Animati dalla somma intelligenza di coloro i quali avanzano verso il burrone grigio della morte eventuale, noi filosofiamo con la gloria effimera, in accordo con il mondo che ci circonda.
Questo il protagonista di Spinoza incula Hegel, romanzo nero di guerriglia e di passione che Jean-Bernard Pouy ambienta in una Francia post-atomica alla Mad Max o alla Ken il guerriero, raccontando di scontri tra bande che di filosofico, apparte il nome, hanno secondo me ben poco.
Con ActarusClaudio Morici ci racconta, invece, la vera storia di un pilota di robot, tra problemi di alcolismo, incomprensioni sul lavoro, costruzione mediatica del personaggio, voglia di prendersi una vacanza perché non si può costantemente pensare a salvare il mondo, è logorante. Qualche momento ironico e divertente il libro ce l'ha, è vero, ma le sue qualità non vanno molto oltre a questo. - C'è una cosa in effetti che volevo chiederle...
Goldrake avanti! Si è buttato. Ormai è difficile tornare indietro. Oh, magari non succede niente. Oh, stavolta ci provo, in fondo è lui che me l'ha chiesto, no? Ma che me ne frega a me.
- Dottore, è da un po' che penso di prendermi una vacanza... Una piccola vacanza di dieci quindici giorni. Credo di meritarmela dopo anni di lavoro ininterrotto. Anche Gundam si è preso una settimana, lo scorso anno.
Il Dottore non si scompone, non perde la patina di grande dignità, impegno, attenzione ai problemi dell'universo. Se ci fosse un campionato mondiale della dignità lui di certo andrebbe in finale. S'è incazzato? Si volta verso la montagna, con le mani dietro la schiena, riflette. Rimane in silenzio per qualche secondo. C'è una musica particolare, quella dei momenti finali, una musica che ti fa capire che si chiude un capitolo, che la guerra non è finita ma che oggi la Terra non verrà spazzata via grazie alla passione di un pugno di eroi. Il Dottore, rivolto ad Actarus:
- Per la richiesta delle ferie non devi rivolgerti a me. C'è l'ufficio amministrativo apposta, compila il modulo e calcoleremo le ferie maturate.
Conosci il detto “come gli uccelli Biyi e I rami congiunti”? Sono parole usate da Bai Letian nel Canto del rimpianto eterno. «… Fossimo stati, noi, due uccelli Biyi che condividono un solo paio d’ali per volare nel cielo, o in terra due rami congiuntisi in uno soltanto…»
L’uccello Biyi è una creatura immaginaria dei tempi antichi. La femmina e il maschio hanno ciascuno un solo occhio e una sola ala e volano sempre insieme. Vale a dire che ognuno di loro non riuscirebbe a volare in mancanza dell’altro.
Due rami congiunti sono quelli che crescendo da opposte direzioni si sono incontrati e ora combaciano tanto perfettamente da formare un unico pezzo di legno.
Perciò, gli uccelli Biyi e i rami intrecciati sono una metafora dell’amore profondo tra un uomo e una donna. Un amore inseparabile, due cuori che sono come uno, tanto che se uno dei due morisse, quello rimasto non riuscirebbe più a vivere… il senso è questo.
Però noi due non possiamo permetterci di essere così. Per quanto legati da un amore forte e profondo… non dobbiamo “condividere un solo paio d’ali”.
Noi, dunque, non siamo uccelli Biyi né rami congiunti, siamo un drago e una tigre! Il nostro amore è quello di un drago e una tigre, entità indipendenti!
Finalmente, cercando in rete, sono riuscito a ritrovare qual era quell'anime robotico anni '80 nella cui puntata finale morivano (suicidandosi/sacrificandosi) due dei tre piloti del robot. Questo finale è stato per me indimenticabile, per la sua eccezionalità e drammaticità, ma non mi ero mai riuscito a ricordare il nome della serie animata.
Qualcuno di voi se lo ricorda?
Comunque ve lo dico ora io: si tratta di Zambot 3.
Lo so che non ho mai sopportato Seiya (Pegasus), il protagonista della serie de I Cavalieri dello Zodiaco, ma questa versione dell'action figure con l'armatura divina è davvero molto bella... aspetto di vedere come sarà quella di Shiryu (Dragone)...
Bello e triste, come - per usare immagini contenute nello stesso romanzo di Kawabata - un collo stupendo in cui infilare un rasoio con gesto di squisita gentilezza, come dita che potrebbero sciogliersi in bocca in un attimo e che fanno venir voglia di reciderle facilmente con i denti.
A rendere ancora più affascinante questo testo di cerimonie e vendette, alcune interessantissime riflessioni sull'arte, sulla scrittura, sul linguaggio.
«Non esiste una ragione per cui una persona debba morire giovane, soltanto perché è stata la modella di un'opera famosa in gioventù. Poi è sempre un errore andare in cerca del modello di un'opera d'arte».
«Sai con quali caratteri si scrive la parola omiotsuke, zuppa di miso? Le prime tre sillabe, o, mi, o, sono tutti termini onorifici, e soltanto tsuke è sostantivo. Tutti quei termini onorifici vengono aggiunti per dimostrare l'importanza e la difficoltà di preparare una buona zuppa di miso. Non è raro nel Kensai aggiungere il termine onorifico a sostantivi come pesci o verdure, monti o fiumi, case o strade e perfino a fenomeni astronomici e metereologici».
Al solito la scrittura di Mishima è molto leggera e profonda, delicata e cruda, sapendo toccate e variare tra diversi toni e sfumature.
La cosa più bella del romanzo è la figura della protagonista femminile, una donna molto sicura, determinata ma anche fragile.
Insomma, bello.
«Kazu si era data gran pena per scegliere il suo guardaroba in questo viaggio che avrebbe per così dire rappresentato il primo pubblico annuncio della sua relazione con Noguchi. Le sarebbe piaciuto di combinare nel disegno del kimono qualche elemento del nome Yuken Noguchi. L'unico carattere del nome che si prestava a una raffigurazione pittorica era No, ovvero "prato".
Kazu aveva iniziato i preparativi molto per tempo. Dopo molto pensare, aveva deciso che anche se nessuno avesse colto il senso di un disegno connesso col nome di Noguchi, bastava che lo capisse lei».