E dopo Tarkovskij mi son visto Memento di Christopher Nolan.
Bellissimo.
Leonard Shelby, tentando di salvare la moglie da due malviventi, rimane gravemente ferito alla testa; tale trauma gli causa l'impossibilità di accumulare nuovi ricordi.
"Memento pone in assoluto primo piano il corpo del protagonista rendendolo romanzo di un'intera vita, foglio su cui lasciare impressi, sotto forma di tatuaggi, appunti e note senza i quali la possibilità di orientarsi assume i contorni sfumati di un inafferrabile ricordo. Avviene dunque una traslazione tra mente e fisico. Non è più il cervello a custodire una memoria resa ancora più fallibile dalla malattia di quanto non lo sia già per natura, bensì è la pelle a portarsi addosso, marchiati indelebilmente, i segni e i simboli della ricerca e del percorso che Leonard affronta all'interno del film. [...] Ma quei segni non gli possono dire tutta la verità, perché soggetti ad un'interpretazione falsata dall'assenza di una consequenzialità temporale. [...] Il loro senso si perde sotto pelle, attraversa muscoli e ossa lasciando visibili solo fantasmi e spettri sotto forma di parole"
(Salviano Miceli, Christopher Nolan).
Ieri ho visto Lo specchio, di Tarkovskij, e ammetto che sono rimasto affascinato dall'estetica di questo film assolutamente non narrativo e costituito, invece, da un illogico fluire atemporale di memorie, ricordi, fatti attuali, spunti onirici, ricostruzioni storico-documentaristiche.
Tutto davvero molto poetico.
E molto belle anche le poesie che il regista inserisce nella pellicola, come questa, composta dal padre, che si può sentire verso la fine:
L'uomo ha un corpo solo,
solo come la solitudine.
L'anima è stanca
di questo involucro senza connessure,
fatto d'orecchie e d'occhi,
quattro soldi di grandezza,
e di pelle - cicatrice su cicatrice,
tirata sulle ossa.
Dalla cornea vola dunque via.
Nel pozzo spalancato del cielo,
sulla ruota di ghiaccio,
sulle ali di un uccello,
e sente dalle inferriate
della sua vivente prigione
il sussurrare dei boschi e dei campi,
il rombo dei sette mari.
Senza corpo l'anima si vergogna,
come un corpo svestito,
né pensiero, né azione,
né progetti, né scritti.
Un enigma senza soluzione:
chi ritorna sui suoi passi
dopo aver ballato sul palco
dove nessuno balla?
E sogno io un'anima
diversa, in una nuova veste:
che arde, passando
dal timore alla speranza.
Come fiamma che si alimenta nell'alcool,
priva d'ombra, che vaghi per la terra
lasciando a suo ricordo sul tavolo
un tralcio di lillà.
Corri, bambino, non piangere
sulla misera Euridice,
e con la tua piccola asta per le vie del mondo
sospingi ancora il tuo cerchio di rame;
anche se udibile solo per un piccolo quarto,
in risposta ad ogni tuo passo,
allegra ed asciutta,
la terra ti mormora negli orecchi.
Vista l'uscita nelle sale cinematografiche di X-Men le origini: Wolverine, la Marvel ha pensato bene di ripubblicare alcune graphic novel che vedono il mutante dagli artigli di adamantio e dall'incredibile fattore rigenerante come protagonista.
Una di queste è Wolverine Snikt!, realizzata dal mangaka Tsutomu Nihei - autore del fantascientifico Blame! -, in cui Logan è trasportato in un futuro da incubo dove dovrà affrontare terribili cyborg-zombi.
In questo periodo mi sono decisamente dato alla lettura di saggi sul cinema.
Dopo il bel volume di Brancato La città delle luci, ho letto una raccolta di articoli su Deleuze e il cinema francese, con analisi sull'interesse del filosofo per i film di Godard e, in generale, sulla filosoficità dell'arte cinematografica, che forse può essere riassunta in questa citazione tratta proprio da un film di Godard: «
La fotografia è l'arte della verità, il cinema quella della verità 24 volte al secondo».
Poi ho letto tre monografie su altrettanti registi che mi piacciono alquanto: una su Christopher Nolan, una su Quentin Tarantino e, infine, una su Lars von Trier e Dogma. Se le prime due sono molto interessanti, la terza, invece, è piuttosto noiosa e storico/biografica più che di analisi e approfondimento.
Non contento, ho da poco iniziato a leggere anche un saggio sul cinema nel mondo diventato favola, Lo specchio e il simulacro. Confesso che per ora è un po' noioso, ripetitivo e logorroico, dilungandosi molto per dire quattro cose anche piuttosto scontate. Ma staremo a vedere.
Ma proprio ora, quasi per consolarmi da queste due ultime mezze delusioni, un mio studente mi informa che è in rete il primo trailer doppiato in italiano di Antichrist, nuovo film di Lars von Trier che aspettavo da anni.
Visto che oggi esce il film tratto dalla splendida graphic novel di Alan Moore e Dave Gibbons, Watchmen, ecco un video promozionale segnalatomi da un mio studente e postato su You Tube dalla versione italiana di The New Frontiersman.
Iniziano decisamente bene le letture saggistiche di quest'anno. Innanzitutto Metapop di Paul Morley, una storia della musica pop da Satie - compositore e pianista francese di fine Ottocento - a Kylie Minogue: un rapido e intenso viaggio in macchina verso la città musicale del futuro, guidati dalla cantante australiana e dai cangianti passeggeri del suo veicolo (tra questi, anche il filosofo Ludwig Wittgenstein). Per uno come me, per cui la musica non è certo la prima passione (sono un tipo visivo, non certo acustico), una vera e piacevole sorpresa. Poi La città delle luci, degli itinerari per una storia sociale del cinema del sempre ottimo Sergio Brancato. Le riflessioni di questo studioso sono sempre molto puntuali, interessanti, originali, e in certe occasioni raggiungono vette di vera e sorprendente genialità di ricerca: è il caso del capitolo sulla rappresentazione dell'immagine e dell'immaginario della metropoli nella storia del cinema trattata come parabola di ascesa e della crisi della modernità tutta. Infine, Una brevissima introduzione alla filosofia di Thomas Nagel: senza citare mai nessuno, con un linguaggio assolutamente semplice, schietto e quotidiano - ma non per questo banale - il filosofo americano presenta una carrellata delle principali tematiche del pensiero moderno, formulando questioni essenziali (e mortali) e proponendo esempi e immagini anche curiosi e arditi ma sempre efficaci.
Se i primi due romanzi di Bret Easton Ellis mi erano piaciuti, purtroppo non posso dire lo stesso per i film da essi tratti. Sia Al di là di tutti i limiti sia Le regole dell'attrazione sono film che parlano di sentimenti e che sembra vogliano trasmettere un messaggio, quasi una morale, cose che nella splendida superficialità della scrittura di Ellis non mi sembra di aver mai esplicitamente trovato. Ma pur mancando di questa piacevole e liscia superficialità, non sono certo film piacevolmente profondi: quindi, due pellicole piuttosto mediocri.
Essendo ormai molto che non posto, si sono accumulate un po' di cose da raccontare.
Finalmente ho fatto la mia prima caduta da cavallo: essendo arrivato al quarto mese da quando ho iniziato a prendere lezioni di equitazione, era il momento giusto. Mentre galoppavo con la "mia" Virgola, mi ha scartato e io, perso l'equilibrio, ho scelto di cadere. Certo il verbo "scegliere" è un po' esagerato, però la sensazione/pensiero che ho avuto è stato proprio ma sì, tanto se cado adesso non mi faccio male, perché faticare a cercare di recuperare l'equilibrio e restare in sella... In realtà un po' di male alla schiena me lo sono procurato, anche se non molto, ma comunque credo di aver imparato che in ogni caso è meglio stringere le gambe e reggersi.
Ovviamente quelli in questa foto non siamo io e Virgola.
Poi ho visto ben due film, consigliati da due miei studenti del quinto: Persepolis, che già qui in rete mi era stato consigliato, e di cui ho apprezzato una certa ironia ma che non mi ha convinto, per la grafica che non è proprio di mio gusto (de gustibus...) e per l'eccessivamente esplicito intento etico/politico, e a me queste cose "sfacciate" non convincono mai del tutto, non mi convince mai il piegare un mezzo alla trasmissione di un messaggio. La via lattea di Buñuel, che ho trovato un po' sensa senso e sterile, fine a se stesso nella sua assurdita, e quindi non è che mi sia proprio gustato questa visione.
Ancora, c'è stato il reading di Piccoli crimini coniugali, romanzo di Schmitt straordinario perché, letto per la terza volta nell'arco di sei mesi, continua a dirmi e insegnarmi qualcosa di nuovo sull'amore e sulla coppia: per fare in modo che duri bisogna accettare l'incertezza, bisogna avanzare in acque pericolose, avventurarsi là dove si procede solo con la fiducia.
Ritorno finalmente a scrivere su questo blog, a fare nodo in questa rete, cercando di riassumere in breve alcune delle cose che ho fatto in questo periodo di distanza, o meglio, nello specifico, recensendo in poche righe i libri che ho letto durante tutta questa estate e che non meritano un intero post tutto per loro (non necessariamente perché brutti o così così).
Iniziamo. Per un gruppo di lettura anobiiano ho letto - tra l'altro proponendolo io - Running Dog di Don DeLillo: non è piaciuto quasi a nessuno, invece io non l'ho trovato male, scritto con lo stesso stile postmoderno e frammentario di Underworld - lettura momentaneamente accantonata - anche se non allo stesso altissimo livello.
Mi sono dato molto alla lettura di saggi di filosofia, tanto per cambiare, soprattutto con un occhio per la preparazione delle lezioni da proporre quest'anno, ma per la maggior parte si sono rivelate letture deludenti: Aristotele e il dinosauro di Vittorio Hösle e Nora K., raccoglie la corrispondenza filosofica tra un filosofo e una ragazzina undicenne, ma non riesce a convincere come autentico scambio epistolare e comunque appare troppo spinto su una interpretazione assolutamente religiosa e cristiana della filosofia, cioè quasi si parla più di Dio che dei filosofi. Ho poi letto le proposte di Loris Taufer su come far rispondere dalla filosofia alle domande dei ragazzi, su come conciliare Adolescenti e filosofi, ma non ne ho ricavato una grande utilità, né materiali né punti di vista e prospettive interessanti. Le saggezze antiche, il primo volume della controstoria della filosofia di Michel Onfray, conferma ciò che pensavo dell'autore francese dopo la lettura della sua Teoria del corpo amoroso, dimostrandosi una lettura leggera, scorrevole, semplice, ma poco approfondita, priva di veri riferimenti ai testi e molto parziale, pregiudizievole. Sulla scia di questa analisi dei filosofi materialisti dell'antichità, mi sono dato alla lettura di un testo sul poeta latino che si è fatto interprete e portavoce della filosofia epicurea, Lucrezio poeta della ragione di Luca Canali, un testo che mi ha lasciato piuttosto indifferente, poco affascinante. Ho anche letto il tentativo di Roberto Diodato di unire Vermeer, Góngora, Spinoza, ma il saggio ha smentito il titolo dimostrandosi solo un'introduzione al filosofo con qualche appendice sul pittore e sul poeta. Poi mi sono dato anche alla lettura di saggi di filosofia e cinema: su Matrix e la filosofia ho letto Pillole rosse, raccolta di saggi di molti degli autori de I Simpson e la filosofia e Platone suona sempre due volte, ma non dello stesso livello, molto più noiosa, piatta, meno varia, meno curiosa. Ho anche cercato di capire la filosofia attraverso i film con Da Aristotele a Spielberg di Julio Cabrera, ma i suoi collegamenti non si sono dimostrati sempre interessanti e centrati (comunque, un paio di assaggi li trovate qui e qui).
Mi sono anche dato alla lettura dei Miti d'oggi secondo Roland Barthes e dei Nuovi miti d'oggi secondo un gruppo di autori francesi: tanto è interessante, vitale, ancora fresco il testo di Barthes e la sua analisi, tanto è semplicemente ricca di banalità e luoghi comuni la raccolta dei nuovi filosofi, sociologi o quant'altro francesi.
Infine, non potevano mancare le letture sul mondo dei fumetti e affini: assai poco interessante si è però rivelata la ricerca di Luca Vanzella sulla fenomenologia dei costume players italiani condotta su Cosplay colture.
Ieri sono riuscito ad andare al cinema a vedere Hellboy - The Golden Army. Pur non avendo mai letto il fumetto (ma penso proprio che a questo punto uno lo proverò) e non avendo visto il primo capitolo uscito qualche anno fa, non potevo certo perderemi questo film che vede alla regia Guillelmo Del Toro, lo stesso dello splendido Il Labirinto del Fauno.
Anche in questo caso non ho potuto non ammirare le stupefacenti creazioni visive del regista, che realizza scene e creature assolutamente affascinanti e terrificanti: una su tutte, la Morte che vedete qui sotto.
Leggo (qui e qui) che il prossimo film di Batman, The Dark Knight, vedrà l'uomo pipistrello impegnato contro una nuova versione del Joker, sarà diretto da Christopher Nolan e dovrebbe arrivare nelle sale statunitensi il 18 luglio 2008.
Leggo anche (qui) che questo film-evento sarà anticipato, sempre nell'estate dell'anno prossimo, da Batman: Gotham Knight, nuovo film d'animazione che sarà molto affine, per stile, all'animazione giapponese, visto che sarà curato da tre studios nipponici.
Il mese scorso ho saltato il consueto elenco delle ricerche di parole e immagini che vi hanno portato fino al mio blog, perciò questo mese raggruppo insieme le parole chiave di ottobre e novembre.
Vincitore assoluto di questa "gara" è stato Boris Vallejo, con 445 ricerche.
Seguono ma distanziati, con 340 ricerche, i graffiti (cui ho accennato solo una volta, tra l'altro).
Al terzo gradino del podio, i manga, con 197 ricerche.
C'è da dire, però, che oltre alla semplice parola "manga", moltissime altre sono state le ricerche attinenti a questo universo: nel generico, 32 ricerche per cartoni, 24 per anime e 16 per fumetti; nello specifico, 179 ricerche per Naruto(di cui 11 per Shikamaru), 142 per i Simpson(tra cui ricerche per Spider Pork, per Homer e Aristotele - articolo de I Simpsons e la filosofia - e per Homer in versione uomo vitruviano - e anche l'originale uomo vitruviano è presente e realizza 52 ricerche), 17 per Shaman King, 13 per l'universo delle CLAMP (tra cui ricerche per Tsubasa Reservoir Chronicle e per Sumomo, il pc portatile del manga Chobits da poco assunta da Dreca come aiutante), 11 per Shaka di Virgo de I Cavalieri dello Zodiaco, 6 per I Cinque Samurai e per Carletto, il principe dei mostri, 4 per Demetan e la banda dei ranocchi, 3 per Full Metal Alchemist, per Garoe per L'esorcista, 2 per Go Nagai (di cui 1 per la sua affascinante Devillady), 2 per Inuyasha, 1 per Evangelion e per Kazuo Koike (l'autore di Lone Wolf & Cub).
Da segnalare anche le ricerche "manga di fronte al mare" (?), "manga in cui uno scrive chi muore e come" (questa la so, è Death Note) e "comprare pistola Trigun" (dove non saprei dirlo).
Molte - 114 - le ricerche di disegni, tra cui, oltre a quelli di manga, anche quelli pornografici, di farfalle, di elfi, di cani, di baci, di budda, per tatto, delle principesse sirene, di volpi, di un alieno, di pietre, del sole, del fuoco e fantasy.
A proposito di fantasy, ci sono state ricerche di creature, guerrieri, arte, animali e donne fantasy, del minotauro e di vampiri; e anche la mitologia ha avuto la sua parte, con ricerche per ninfe, Valkyrie, Venere e altre divinità greche e sirene.
A sorpresa, 39 ricerche per la parola occhi.
Resiste con 32 ricerche l'interrogativo sull'etimologia del canguro.
Altre curiose ricerche: samurai, primavera, nudi e nudi crepuscolo, dio, mani, panni stesi, porta riviste, principesse, sciamani, sushi, un uomo da marciapiede, uomo muscoloso, verità svelata, Bjork, caccia alla volpe, Giulio Sforza, fallo, folle amore, rana, il trucco nell'epoca rinascimentale, l'ombra della guerra, erotiche antiche.
Qualcuno non ha gradito questa deformata citazione del ben noto motto fumettistico "grandi poteri, grandi responsabilità" - ma del resto riteneva che questa frase fosse nata con i film di Spider-man, perciò... -, a me, invece, non è affatto dispiaciuta, forse perché mi piace il citazionismo che deforma, ricontestualizza, decostruisce. Comunque, sull'ultimo numero de L'Uomo Ragno - mondo in cui Dreca si è appena immersa e che io ho (ri)cominciato a frequentare grazie a un suggerimento di Spider-Ci -, ho trovato un dialogo molto interessante tra l'arrampicamuri e l'Uomo Sabbia: quest'ultimo chiede a Spidey perché, anche mentre stanno semplicemente parlando, deve stare attaccato al muro in posizione plastica e non può stare semplicemente dritto in piedi; risposta, «perché altrimenti sono meno carino».
Insomma, chi ha grandi poteri ha anche un certo stile e una certa estetica da rispettare: la grande popolarità è inevitabile.